V-Wars, vampiri contro umani

Ancora vampiri in tv. Poche settimane prima della miniserie Dracula, su Netflix si potevano vedere anche i 10 episodi di V-Wars, ispirati a quattro omonime antologie a cura di Jonathan Maberry (e un fumetto).
Tuttavia V-Wars è agli antipodi della coeva miniserie Dracula della BBC. Se Dracula può contare su una fotografia e una confezione lussuosa, qui le riprese sono estremamente piatte. Se Dracula offre dialoghi ben studiati e accattivanti, V-Wars sceglie uno standard basso e convenzionale. Se Dracula innova (spesso con risultati discutibili) e nutre di citazioni cinefile la materia romanzesca e vampiresca, V-Wars ripropone situazioni già viste sminuendole.

Ian Somerhalder con il primo libro della saga “V-Wars”

La storia riguarda l’impatto sulla società americana del diffondersi di vampiri, dopo che un “paziente zero” è rimasto contaminato da batteri sui ghiacci del polo. L’intento dei creatori della serie era alto, come spiega in un’intervista a collider.com l’attore Ian Somerhalder, reduce da ben 172 episodi di The Vampire Diaries e qui in veste di produttore e di protagonista principale: “La serie tratta di ciò con cui stiamo facendo i conti nella società attuale: confini, razzismo, malattia, paura, politica, la politica della paura e come viene inoculata nella società”.

Le varie specie di vampiri nel fumetto V-Wars – God of Death


C’era un’altra idea molto interessante al centro delle antologie di Maberry da cui trae ispirazione la serie (vedi http://vampyrismus.altervista.org/vampire-news-3/). Non si descriveva solo un mondo in cui il diffondersi dei vampiri crea problemi politici e razziali: l’originale curiosità vampirologica consisteva nel fatto che i vampiri in rapida moltiplicazione sul pianeta si rivelano molto diversi tra loro, rispecchiando le tradizioni culturali locali. Di questo nella serie c’è solo una pallida traccia.

Adrian Holmes è il “paziente zero” in V-Wars

Seguendo una logica anti-Trump nella descrizione delle politiche repressive contro i “diversi”, la serie paga pegno, immancabilmente, anche al politically correct: oltre a una vampira omosessuale (la lesbica vampira Laura Vandervoort), non manca il vampiro “di colore” con il “paziente zero” interpretato da Adrian Holmes.

Laura Vandervoort vampira in V-Wars

Gli attori sono in gran parte sconfortanti, compreso Somerhalder che, dopo essersi dimostrato eccellente nella parte del vampiro Damon Salvatore in The Vampire Diaries, qui sembra fare la parodia del Rick Grimes di The Walking Dead, sempre infelice e con figlio a carico.
Si staglia, però, la presenza di Laura Vandervoort: il suo viso smagrito si presta bene ai tormenti della vampira che non vuole bere sangue umano. L’attrice era già stata una vampiressa traditrice nell’episodio Bad Blood della serie The Dresden Files (2007). Nel suo curriculum può vantare un altro confronto con i vampiri nel film per la televisione Invito a cena con vampiro (Mom’s Got a Date with a Vampire, 2000), oltre a essere stata una delle aliene della serie televisiva V (2009), sempre in tv la licantropa di Bitten (2014) e recentemente la vorace protagonista del remake di Rabid (2019).
Una menzione merita anche l’attrice di origine sudafricana Kandyse McClure che aveva già avuto a che fare con i vampiri, in ruolo di “cacciatrice”, nella serie tv Hemlock Grove: era la dottoressa Chasseur, incaricata da una setta religiosa di indagare sugli Upir.

Il gioco da tavolo “V-Wars”

Intanto negli ultimi mesi si è avviato un merchandising intorno alla saga di V-Wars: un gioco da tavolo, un numero unico a fumetti intitolato V-Wars – God of Death (IDW Publishing), scritto da Jonathan Maberry con disegni di Alex Milne, e la ristampa in formato graphic novel del fumetto uscito nel 2014.

La raccolta dei fumetti V-Wars