Freddy Ruthven, ovvero il Dracula della BBC

In rete si moltiplicano i commenti alla miniserie tv Dracula della BBC/Netflix. Non si può che constatare una grande rivitalizzazione dell’interesse per il principe dei vampiri, all’alba del nuovo decennio, ed esserne lieti. I commenti in genere si dividono tra entusiasti della serie e detrattori delusi, con una quasi unanime denigrazione del terzo episodio, quello in cui Dracula è portato ai giorni nostri. Tutti si interrogano sulla dose di fedeltà o sul tradimento rispetto al romanzo di Bram Stoker. Io riassumo la mia opinione cambiando nome al protagonista della serie, ribattezzandolo Freddy Ruthven. Perché?

Claes Bang in Dracula (2020)

Partiamo dal cognome. Il Dracula della BBC assomiglia nei comportamenti e nell’aspetto molto più al lord Ruthven del racconto Il vampiro di John Polidori che al Dracula di Stoker. Il suo rapporto con Jonathan Harker è simile a quello di Ruthven con Aubrey, il giovane narratore di Il vampiro: lo irride, lo seduce, lo porta alla perdizione, quindi si dedica alla donna amata dal suo amico-vittima. Il look byroniano del Dracula targato BBC ne è una conferma. Ed è satanico, come Ruthven, privo di sentimenti umani, selvaggio nell’abbeverarsi. Il Dracula di Stoker era un antico e orgoglioso guerriero diventato immortale, lontano anni luce dall’immagine del dandy.

Dracula con Jonathan

Passiamo al nome, Freddy. Il Dracula BBC si caratterizza per le sue battute umoristiche, sardoniche, ciniche, in particolare di fronte alle sue vittime e prima di commettere atti efferati. Nello stesso modo si comportava Freddy Krueger, il serial killer dei sogni molto popolare negli anni Ottanta con i film della saga Nightmare. Il cliché è identico. Gli sceneggiatori devono aver pensato, anche senza riferirsi consapevolmente all’orrido Freddy, che questo stile del vampiro aumentava la complicità da parte dello spettatore odierno, cattivo abbastanza da godere se un mostro deride le vittime e fa battute alla Oscar Wilde prima di uccidere. La più bella, e trasgressiva, avviene quando Dracula spiega che la sua paura della croce è dovuta all’aver ingerito il sangue di tanti popolani timorati di Dio, dai quali ha assorbito anche i terrori cristiani: “Non vedo l’ora di poter mangiare degli atei”, commenta diabolico (con la voce profonda e cadenzata dell’attore Claes Bang, ben diversa da quella del doppiaggio italiano). Insopportabile, invece, quando per ben due volte Dracula ripete l’ormai logora battuta lugosiana per ricordarci che “non bevo mai… vino”.

Dracula al cellulare

Per quanto riguarda la diffamata terza puntata, non sono così severo, fermo restando le altre riserve sulla serie. Anche il Dracula di Stoker, in fondo, arrivava da una quasi medioevale Transilvania alla popolosa e avveniristica Londra vittoriana. Vederlo confrontarsi con i ritrovati moderni è in fondo divertente, senza dimenticare che i suoi avversari nel libro di Stoker utilizzavano ritrovati allora modernissimi o anticipatori come il telegrafo.

Harker nella sala da pranzo del castello in Dracula (1958) e nella serie della BBC

Grazie a Mark Gatiss alla sceneggiatura (archeologo del gotico cinematografico: interessante il suo documentario messo in rete in occasione della miniserie, In Search of Dracula), ci sono citazioni a raffica, per lo più nascoste a uso dei più astuti fan del genere (ritratti alle pareti con Christopher Lee e Peter Cushing, riproposta di celebri situazioni dal Dracula di Terence Fisher o allusioni a Bela Lugosi, ecc.).

Dracula vecchio

Due parole sull’interprete principale. Per quanto Claes Bang abbia mietuto molti commenti positivi, il suo aspetto non si avvicina nemmeno lontanamente all’impatto di altri grandi Dracula dello Schermo: Lugosi, Lee, Carradine, Langella, Kinski, Schreck, solo per fare qualche nome. Ho delle profonde riserve, poi, sull’acconciatura con la riga… Se si guarda la scena del terzo episodio dove Dracula emerge dalle acque del mare, con i capelli bagnati e lucidi, si capisce quanto sarebbe stata adeguata un’altra pettinatura al volto dell’attore. A questo proposito va detto che proprio la conformazione del viso di Bang non si presta nemmeno al trucco da vecchio delle sue prime apparizioni. Non si capisce perché il make up abbia fatto tanti passi indietro, anche in film e telefilm a grosso budget. Il mascherone da ottuagenario applicato a Bang fa il paio con quello ancor più improbabile visto in Nos4a2: non siamo nemmeno all’altezza dell’invecchiamento di David Bowie in Miriam si sveglia a mezzanotte, quasi quarant’anni fa. Ma una delle responsabilità sta proprio nelle caratteristiche del viso di Bang, troppo tondo e solido per prestarsi a un credibile “effetto vecchiaia”.

Il castello di Orava in Dracula (2020)

Delusione, infine per un’occasione perduta nella prima puntata. E’ stata girata nel vero castello che fu scenario per Nosferatu (1922) di F. W. Murnau, il castello di Orava in Slovacchia (vedi il post http://vampyrismus.altervista.org/dracula-e-tornato-a-casa), ma l’impressionante maniero si vede poco e lo si sfrutta male, facendo rimpiangere le immagini di un secolo orsono che valorizzavano, ad esempio, la fallica torre del castello. Anche Whitby, la cittadina inglese dove approda Dracula nel romanzo, fa solo brevemente da sfondo nella terza puntata.

Il poster “cangiante” di Dracula (2020)

In conclusione, un Dracula da era dei social, in una commistione di allusioni colte e cinefile, banalità assolute, demitizzazioni fuori tempo massimo, innovazioni ardite e concessioni quasi ironiche al politically correct (Van Helsing suora, personaggi gay e di colore). Avevo a suo tempo tessuto le lodi del ruolo di Twilight (con tutto il male che se ne può dire) nel diffondere tra i giovanissimi una rinnovata passione per i vampiri, non posso che rallegrarmi se il Dracula BBC (ancora, con tutto il male che se ne può dire) riaccende nel 2020 la popolarità del vampiro e l’interesse per il suo mito.